Il paziente psicosomatico

“Il corpo è una finestra aperta sulla dimensione profonda inconscia della vita psichica”
Groddeck

Definizione della psicosomatica: gli organi-simbolo
Con il termine “psicosomatica” ci riferiamo al rapporto che intercorre tra l’anima (psiche’) e il corpo (soma). La concezione psicosomatica della medicina moderna, superando il dualismo psicofisico che, separava la mente dal corpo, considera quindi l’uomo come un’unità in cui la malattia si può manifestare a livello “fisico” come sintomo e a livello “psichico” come disagio. In ambito medico è ormai largamente condivisa l’idea che il benessere fisico abbia una sua influenza su sentimenti ed emozioni e che a loro volta questi ultimi abbiano una certa ripercussione sul corpo. Non a caso il vecchio concetto di malattia intesa come “effetto di una causa”, è stato sostituito con una visione multifattoriale secondo la quale ogni evento è conseguente all’intrecciarsi di molti fattori, tra i quali sta assumendo sempre maggior importanza il fattore psicologico. Si ipotizza inoltre che quest’ ultimo, a seconda della sua natura, possa agire favorendo l’insorgere di una malattia, o al contrario, favorendone la guarigione.
La psicosomatica è, quindi, quella branca della medicina che pone in relazione la mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (il disturbo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni. Nelle malattie psicosomatiche l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo); non sono presenti espressioni simboliche capaci di mentalizzare il disagio psicologico e le emozioni; pur essendo presenti, non vengono percepite.
Il disagio psicologico, quindi, si esplica attraverso il corpo e più precisamente, mediante gli organi. Perché proprio questo o quell’organo? La scelta dell’organo (come valvola di scarico) dipende da due fattori: la debolezza e il simbolo. Spesso viene scelto l’organo più sensibile (ognuno ha un apparato fragile) che è già stato investito da malattie, o semplicemente che è geneticamente predisposto. Ma viene anche scelto l’organo che rappresenta simbolicamente il trauma stressogeno. Gli organi- simbolo possono essere divisi così:

  • Organi Recettivi:  l’apparato respiratorio e l’apparato gastroenterico, che prendono aria e cibo dall’esterno e poi restituiscono le scorie. Ogni qual volta che ci troviamo di fronte ad un disturbo che riguarda questi apparati possiamo pensare ad una problematica inerente ciò che il soggetto ha mangiato o respirato, ossia ha dovuto accettare dai personaggi della sua vita familiare o sociale. È possibile orientarsi su problemi legati alle relazioni.
  • Organi Discriminativi: l’apparato immunitario, nervoso ed epidermico, che discriminano le cose buone da quelle cattive, operano una selezione, riconoscono ciò che è proprio. Una problematica legata alla scelta di cosa tenere e cosa lasciare, potrebbe essere collegata ad un disturbo di questi apparati rispetto a ciò che viene da fuori, dal mondo delle relazioni sociali. Ci si orienta su problemi legati alla identità.
  • Organi Operativi: ne fanno parte l’apparato muscolare ed osteotendineo. Essi servono a muoversi e a raggiungere i propri obiettivi. Quando viene riscontrato un disturbo dell’apparato osseo o muscolare, si può pensare ad un conflitto inerente la dimensione dell’operare concreto. È possibile orientarsi su problemi legati alle realizzazioni.

La specificità del paziente psicosomatico
Un dato assodato per la medicina attuale ed antica (che basava le proprie teorie esclusivamente sull’osservazione clinica diretta) è la predisposizione di alcuni individui allo sviluppo di malattie tipiche. Il paziente psicosomatico, oltre quindi ad essere predisposto geneticamente a questo tipo di disturbi, sembrerebbe essere caratterizzato da una particolare personalità. Essa presenterebbe alcuni deficit che rendono l’individuo incapace di un’adeguata elaborazione di emozioni e traumi psichici, che sono quindi prevalentemente espressi in senso somatico e che impedirebbero un’integrazione psicosomatica normale. Analizziamone qualcuno.

  • Le pulsioni sono scaricate direttamente nel corpo, come nel neonato, giacchè non hanno la possibilità di essere elaborate sufficientemente a livello mentale. (Deficit del valore funzionale della vita mentale). L’attività onirica (i sogni) e fantasmatica non sarebbe in grado di assicurare un’elaborazione psichica sufficiente della vita pulsionale.
  • Il malato psicosomatico è poco fantasioso e creativo (deficit della vita fantasmatica). Narra la propria storia e descrive propri sintomi con particolari puntualizzazioni, ma in termini assai concreti (pensiero concreto) e impersonali.
  • Il sintomo psicosomatico in queste persone è muto, non simbolico, non ha senso (deficit del senso del sintomo).
  • La modalità di relazionarsi e di entrare in contatto con il mondo esterno è piatta, priva di fantasia di emozioni (relazione bianca). Sono soliti esprimersi in termini concreti, pratici. Le capacità associative sono povere, i loro racconti sono anonimi. Percepiscono l’altro come una duplicazione di sé (duplicazione proiettiva), essendo incapaci di provare empatia. Sono frequenti episodi di violente espressioni emotive brevi e per loro inspiegabili, come conseguenze di una estrema povertà affettiva nelle relazioni interpersonali. Tali manifestazioni possono essere di estrema tristezza e di violenta rabbia, ma non vengono da essi avvertite come tali, né il loro volto esprime adeguatamente questi affetti. Principalmente il deficit consiste nel riconoscimento dell’emozione che si manifestai e nella consapevolezza cosciente e verbalizzabile di tale emozione. Essa rimane solo avvertita nel suo aspetto fisiologico e somatico, giacchè esiste per il paziente un livello di tensione generale.

Il paziente psicosomatico non è capace quindi, di riflettere su di sé e verbalizzare i propri stati d’animo. Non è in grado di comprendere la modificazione somatica relativa al vissuto emotivo e, quando essa è presente, viene considerata come malattia organica. La propria condizione di malattia organica è vissuta impassibilmente; è fisicamente rigido nel movimento e nella gestualità mantenendosi quasi privo di espressione facciale. Al colloquio psicologico, lo psicosomatico si lamenta poco per le difficoltà psichiche, preoccupandosi solo dei propri sintomi fisici. Talvolta, afferma di non aver nulla da dire perché è tutto normale e facilmente resta in silenzio, se il dialogo non è animato dall’altro. Spesso questo target di pazienti genera un senso di noia, di tedio e di frustrazione. L’obiettivo sarà quello di condurre il paziente a “mentalizzare” il sintomo (giacché è caratterizzato da un’insufficienza di processi di mentalizzazione, ossia di elaborazione psichica dell’emozione attraverso il pensiero e un’accentuazione del pensiero operativo, sempre rigidamente aderente alla realtà concreta e incapace di vita fantastica) contrastando il cortocircuito corporeo e favorendo l’espressione del disagio conflittuale a livello psichico.